Pietro Zullino

Dio esiste: è nel calcolatore.
Lo sostiene il profeta
dello gnosticismo informatico

Frank J. Tipler, cosmologo americano, porta alle estreme conseguenze la teoria della relatività generale globale. E pretende di dimostrare una nuova possibile concezione dell'Essere supremo, il "punto Omega", che in un giorno del futuro remoto potrebbe far risorgere ciascuno di noi alla vita eterna.

«In principio era il computer, e il Computer era presso Dio, e il Computer era Dio»...
Blasfemo rifacitore del primo versetto del Vangelo di Giovanni è Frank J. Tipler, cosmologo americano con laurea in Relatività generale globale, branca della fisica inaugurata negli anni Settanta da scienziati del calibro di Roger Penrose e Stephen Hawking. Gli studi di Tipler hanno destato una certa sensazione nelle università e nelle chiese. Ma lasceremo che il diavolo si presenti da sé, limitandoci a riportare tra virgolette qualcun'altra delle sue affermazioni verbali e scritte.
Che cos'è la relatività generale globale, e perché è affascinante? Premesso che si tratta di una estensione della relatività "solo" generale di Einstein, Tipler la elogia così: «Permette di trarre conclusioni molto profonde sulla struttura dello spazio e del tempo grazie all'osservazione dell'universo nella sua totalità sia di spazio sia di tempo». Il professore sottolinea totalità: che cosa vuol farci capire? «La parte visibile del cosmo, le immagini galattiche che ci arrivano alla velocità della luce e che possiamo percepire con gli occhi o con gli strumenti, la parte, insomma, che normalmente studiamo, rappresenta ciò che si chiama il passato: 20 miliardi di anni, una piccola parte del tutto. La relatività generale globale prende in considerazione, invece, proprio il tutto, ovvero anche il futuro e il futuro remoto del cosmo: un tempo di almeno altri 100 miliardi di anni».
Non può spiegarsi meglio? Certo: «La parte di spazio-tempo osservabile oggi dal pianeta Terra è relativamente piccola, perché il pianeta si è formato durante la primissima infanzia del cosmo e l'Uomo esiste solo da qualche attimo. Nell'occuparmi di relatività globale mi resi conto che per capire di più avrei dovuto studiare soprattutto il futuro dell'universo, anche quello remoto, perché solo il futuro comprende quasi per intero lo spazio creato e il tempo trascorso».

Così, studiando ben bene al computer il futuro anche remoto, l'ateo Tipler si è imbattuto in una nuova possibile concezione di Dio, l'ha presa al laccio e le ha imposto, tanto per cominciare, il nome di Punto Omega (nome per la verità già usato dal paleontologo e gesuita francese Teilhard de Chardin). Ecco come annuncia l'evento nell'introduzione del suo bestseller La fisica dell'Immortalità, tradotto in Italia da Mondadori e subito, in prima edizione, esaurito: «Questo libro descrive la teoria del Punto Omega: la teoria fisica e sperimentabile di un Dio onnipresente, onnisciente e onnipotente, che in un giorno del futuro remoto farà risorgere ciascuno di noi alla vita eterna in una dimora che per ogni fondamentale aspetto è il paradiso della tradizione ebraico-cristiana (....). Descriverò il meccanismo fisico della risurrezione universale. Mostrerò con estrema precisione come la fisica consenta la risurrezione alla vita eterna di tutti coloro che sono vissuti, che vivono o che vivranno. E mostrerò anche perché, nel futuro remoto, tale facoltà di risuscitare, ammessa dalla fisica contemporanea, esisterà davvero, e perché sarà effettivamente usata...».
In precedenza aveva scritto: «Nel mio libro propongo l'unificazione di scienza e religione. La teologia è una branca della fisica. I fisici possono dedurre attraverso procedimenti di calcolo, esattamente nel modo in cui calcolano le proprietà dell'elettrone, l'esistenza di Dio e la verosimiglianza della risurrezione alla vita eterna. Naturalmente, viene da chiedersi se dico sul serio...».

Appunto: dice sul serio? Ebbene, i critici e gli scienziati che hanno maneggiato (con le molle) il tizzone ardente che è questo libro, hanno scosso la testa: però nessuno ha osato dare a Tipler del fabulante. Forse i membri dell'inquisizione accademica hanno trovato un osso troppo duro per i loro denti? Oppure l'enorme lavoro fatto da Tipler merita in ogni caso del rispetto? La fisica dell'Immortalità sembra a occhio e croce una corazzata difficile da silurare: anzitutto bisognerebbe disporre d'un bel po' di tempo. Dopo trecentosessanta pagine di teoria, un lettore competente deve affrontarne altre centocinquanta di matematica sublime; pagine zeppe di complicatissime equazioni d'ogni genere e grado. C'è poi quel capitoletto riservato dall'autore ai "ringraziamenti": rivela che l'opera è stata sovvenzionata da ben sei istituti di ricerca, poi letta, vigilata e approvata da non meno di quaranta personalità scientifiche tra cui l'astrofisico John D. Barrow, il cibernetico Hans Moravec e il teologo d'avanguardia Wolfhart Pannenberg. Non si tratta, insomma, del libro di un dilettante. E quindi Frank J. Tipler «dice sul serio».
Prima di andar a vedere perché, secondo questo scienziato e i suoi non pochi estimatori, Dio sarebbe un computer, è necessaria una premessa. Tipler prospetta una cosmologia resa possibile da un certo impiego dell'informatica ed è quindi inevitabile che una rivista come Telèma ne faccia parola. Siamo d'altra parte perfettamente consapevoli del fatto che a qualsiasi rigoroso seguace di una delle grandi religioni rivelate le idee di Tipler potranno non piacere. Gli sembreranno, anzi, abominevoli, non solo per l'irrispettoso poutpourri di fisica e metafisica, immanenza e trascendenza, spirito e materia che viene servito in tavola, ma per il tentativo stesso di mettere le braghe al Creatore e per l'arroganza di quel «Finalmente ti ho capito». Se Tipler fosse musulmano, oggi sarebbe più esecrato e pericolante di Salman Rushdie. Ma pure agli ebrei egli dovrebbe restituire il Dio di Israele; ai cristiani, come minimo, il Cristo dei Vangeli e la sua presenza reale nell'Eucaristia. Né sono idee, le sue, che possano esaltare un neopagano saldo nei suoi studi classici (un congiurato dell'esercito latino, direbbe Mann) o intrigare l'illuminista agnostico e l'ateo marxista: per tutti costoro alla base della cultura occidentale c'è un umanesimo, ossia un atteggiamento di non sottomissione al divino: una conflittualità che tollera, al più,trattative alla pari col Cielo. L'uomo prometeico di Omero o del Rinascimento o di Goethe si è inventata una dignità esistenziale e una stoffa morale del tutto indipendenti dal volere di qualsiasi divinità e dalla struttura del cosmo.

Per questo tipo d'uomo hanno un rilievo solo esterno le antiche e a volte stucchevoli diatribe se la natura sia creata o increata, se il tempo sia ciclico o direzionale e se esista, alla fine di tutto ciò che è cominciato col Big Bang, un Punto Omega: per lui il fondamentale umanistico sta nel sentirsi Ulisse, nell'essere Leonardo, nell'agire come Faust, e persino nel sorridere del gestaccio di Vanni Fucci, colui che nelle torture dell'inferno dantesco trova ancora la forza di far al Cielo «le fiche».
Tantomeno le idee di Tipler potrebbero piacere a un buddista della scuola originaria: per quest'ultimo Dio non c'è; quando pure vi fosse, sarebbe un nemico; ogni realtà è soltanto dolorosa illusione, e la vita qualcosa da abbandonare al più presto attraverso il nirvana, lo spegnimento che interrompe per sempre l'obbrobrioso ciclo delle rinascite (samsara). Tutto ciò che il buddista desidera è fuggire la condizione umana, prender commiato, non saper più nulla di questo come di qualsiasi altro mondo. Insomma chiudere gli occhi e non essere più seccato, né da Dio né dagli uomini: figuriamoci se potrebbe interessargli il Punto Omega o la risurrezione della carne. Fine della premessa. Era necessaria a far comprendere che quasi ovunque le teorie di Tipler teologo non troveranno buona accoglienza.
Ma il Tipler teologo è quello che interessa di meno, sebbene più avanti si debba riparlare del suo Dio. Stimolante è invece il Tipler scienziato e filosofo. Egli comincia da una metafisica del computer. Gran parte della scienza dei calcolatori, ricorda, è dedicata alla realizzazione di simulazioni di fenomeni del mondo fisico. Pensiamo all'esempio più banale, a una previsione metereologica. In una simulazione, il programma codifica un modello matematico dell'oggetto fisico da studiare, per esempio un tornado. Il modello comprende il maggior numero possibile di attributi dell'oggetto reale (naturalmente con i limiti imposti dalla conoscenza di tali attributi e anche dalla capacità di memoria del calcolatore). L'esecuzione del programma fa evolvere il modello nel tempo; se il modello iniziale è corretto e se cattura un numero sufficiente di caratteristiche dell'oggetto reale, la sua evoluzione riprodurrà con buona precisione lo sviluppo del fenomeno, tanto che sarà possibile prevedere se il tornado investirà la Florida, quale forza avrà e quali danni arrecherà.

Invece dell'evento metereologico può interessarci la simulazione di un centro abitato: si vuole sapere quale sarà, presumibilmente, il suo sviluppo sul territorio e quali gli indicatori futuri del suo grado di benessere. Se il modello predisposto è corretto e comprende un alto numero di attributi urbani, potremo fare una previsione attendibile a dieci, cinquanta o cento anni (sempre che si mantengano alcuni postulati fondamentali, per esempio l'esistenza stessa della città o il non intervento di un terremoto o di una epidemia di virus Ebola). Ora, dice Tipler, proviamo a immaginare una simulazione al calcolatore così perfetta da diventare emulazione, cioè replica dell'oggetto reale: proviamo cioé a immaginare un calcolatore tanto potente da architettare un modello che comprenda tutti i dati relativi all'oggetto in questione: per esempio le caratteristiche di ogni edificio, di ogni abitante e persino di ogni particella infinitesimale di ogni sostanza presente nella città in un certo momento. Questo calcolatore sarebbe in grado di ricostruire virtualmente la città e duplicarne il suo futuro sino alla fine del suo tempo; fino al suo Punto Omega. Finora le uniche entità che si sono emulate in un calcolatore sono altri calcolatori, ma in linea di principio è veramente possibile emulare oggetti fisici reali, salvo urtare contro la limitata capacità di memoria dei calcolatori finora costruiti, anche dei più potenti.
Conviene dire subito che, secondo Tipler, un calcolatore abbastanza potente da restituire all'esistenza tutto ciò che è vissuto a partire dal momento della creazione (Big Bang) coincide esattamente col Punto Omega ed è Dio. Poi, senza minimamente osare di abbandonarci alla vertigine fisico-matematica delle dimostrazioni, ma solo per poter procedere in questo accidentato discorso, conviene enunciare le caratteristiche essenziali del Dio tipleriano. L'Essere Supremo né aleggia nei cieli sopra le nostre teste, né ci è immanente , e neppure vive panteisticamente dentro tutte le cose: egli non sta sopra di noi bensì avanti a noi nel tempo.

In altri termini: per questo pianeta e per l'universo visibile (che come abbiamo visto coincide col tempo trascorso) egli è semplicemente transitato alla velocità della luce mentre creava. Quindi, rispetto a noi che veniamo dietro a piedi e al nostro momento, Dio non "è", bensì "sarà". Leggi: esisterà effettivamente quando l'avremo raggiunto alla fine dei tempi nel Punto Omega. Dovremmo dunque accettare l'idea di essere provvisoriamente abbandonati a noi stessi? Qui cade giusto recuperare una delle tante citazioni colte di Tipler, quella di alta filologia relativa alle parole che avrebbe detto Dio a Mosé davanti al rovereto in fiamme. Sacerdoti ed esegeti ebrei e cristiani non si spiegavano perché Jehovah avesse affermato ciò che nell'originale ebraico suona «Io sono Colui che sarà». Quindi traducevano erroneamente1, primo fra tutti il grande Maimonide, «Io sono colui che è».
La forma verbale originale Ehyeh dovrebbe essere invece tradotta al futuro, dice Tipler appoggiandosi all'ottocentesco dizionario ebraico-tedesco del Gesenius e a quello ebraico-inglese di Brown, Driver e Brigg (1906).
Conseguenza sconcertante di questa dottrina: noi, nel nostro piccolo, e soprattutto nel nostro tempo, dovremmo considerare Dio come un Essere ancora in formazione e quindi imperfetto. Dio sarà perfetto, secondo Tipler, solo quando avrà raggiunto il Punto Omega. E aggiunge: probabilmente l'ha ormai raggiunto ed è già nel suo stato di piena perfezione; ma noi, che viviamo nel cono di luce da lui lasciato e siamo così indietro nel tempo, non ne sappiamo ancora nulla. Non ci resta dunque che continuare faticosamente nella nostra storia: che è storia di creature alla lor volta in perfezionamento, in crescita di sapienza (sappiamo già costruire dei computer!) e avviate probabilmente a modificare l'universo in modo da collaborare, in qualche modo, alla creazione divina. La quale, perciò, non è avvenuta una volta per sempre ma continua, evolutivamente, sino alla fine dei tempi.

Che Dio "possa" oppure "non possa non" comportarsi, nel Punto Omega, come un supercalcolatore che per motivi tutti suoi, escatologici, ha bisogno di risuscitare attorno a sé o dentro di sé ogni forma di vita creata ancorché estinta, fa parte del sincretismo filosofico-scientifico-religioso di Tipler e può essere apprezzato oppure deriso. Telèma però non è una rivista di teologia e i nostri lettori saranno probabilmente molto più curiosi di saper qualcos'altro di come e perché in tutto questo entri il computer. Ebbene, è innegabilmente suggestivo il discorso che il nostro cosmologo, insieme all'astrofisico Barrow e al cibernetico Moravec, porta avanti da alcuni anni intorno all'essenza profonda del calcolatore elettronico. Ed è anche la vera ragione per cui ci stiamo occupando in questa sede della fisica dell'immortalità. Peccato che lo spazio ci condanni a riportarne solo qualche brandello.
L'idea-base di Tipler è che quando al computer simuliamo un qualsiasi oggetto o fenomeno noi crediamo di simularlo; in realtà "configuriamo" la cosa in una dimensione che pur nella sua virtualità è tendenzialemente autonoma e "vivente". Ci sembra che la cosa configurata non "viva" abbastanza o non sia abbastanza autonoma da enucleare un proprio destino? Ciò dipende soltanto dalla debolezza dei computer che oggi sono a nostra disposizione.
Più i computer diventeranno potenti e perfetti, più la virtualità del modello si trasformerà in una replica del vero con un supporto non fisico. «La vita non è una configurazione statica, è piuttosto una configurazione dinamica che perdura nel tempo. Quindi è un processo. Ma non tutti i processi hanno vita. La caratteristica fondamentale delle configurazioni "vive" è che la loro continuità è dovuta a una retroazione con l'ambiente: l'informazione codificata nella configurazione varia di continuo, ma la variazione è destinata a rimanere entro un piccolo intervallo a causa della retroazione. Pertanto la vita è, come ho già affermato, informazione preservata dalla selezione naturale

Da questo concetto della vita derivano alcune conseguenze niente affatto intuitive. Ne citiamo una, deciderete voi se sia un sofisma. Nel 1986 Tipler e Barrow fecero rilevare che seguendo il loro ragionamento si arriva a concludere che le automobili sono vive. Si autoriproducono infatti nelle officine utilizzando meccanici umani. Potremo obiettare che non si tratta di riproduzione autonoma, perché hanno bisogno di uno stabilimento industriale organizzato: ci verrebbe risposto che questo è vero anche nel caso degli esseri umani di sesso maschile, i quali hanno bisogno, per generare, di un industria biochimica chiamata utero femminile. Anche per la riproduzione delle automobili è necessario non soltanto un altro sesso, ma proprio un'altra specie vivente?
Ma questo è vero, risponde Tipler, anche nel caso delle piante da fiore, che utilizzano le api per l'impollinazione e vari animali per la dispersione dei semi. I virus, poi, hanno bisogno dell'intero apparato di una cellula per riprodursi. E inoltre: la forma delle automobili nel loro ambiente viene conservata dalla selezione naturale e tra le varie "razze" di automobili la lotta per sopravvivere è accanita. Del resto, sempre nel 1986, anche il celebre biologo Richard Dawkins dell'università di Oxford era arrivato a conclusioni analoghe. Nella prima pagina del suo saggio L'orologiaio cieco si legge: «In questo libro i calcolatori e le automobili saranno rigorosamente trattati come oggetti biologici. Il lettore potrebbe reagire chiedendosi: sì, ma sono davvero oggetti biologici? Io rispondo: le parole sono le nostre schiave, non le nostre padrone». Nella stessa opera Dawkins si riferisce alle macchine come a «esseri viventi onorari». In un'opera precedente, Il gene egoista, afferma che le idee presenti nella mente umana e che vengono preservate dalla selezione naturale «andrebbero considerate come strutture viventi, non soltanto metaforiche, ma tecnicamente». La vita dunque, incalza Tipler per predisporre il lettore a una più agevole comprensione della sua tesi, è informazione conservata dalla selezione naturale. Ma anzitutto informazione.

Potrà, dunque esistere, chissà quando, ma certamente nel Punto Omega e alla fine dei tempi, un calcolatore onnipotente, dalla divina memoria, capace di configurazioni perfette a proposito di tutto ciò che è stato in cento miliardi di anni e quindi di ogni forma di vita, anche spenta o trascorsa «prescindendo dalla fisica». (Questa "prescissione" dalla fisica è importante per capire come secondo Tipler avrà luogo la risurrezione dei morti. Ma non è proprio il caso di soffermarsi su ciò). Afferma, il nostro cosmologo, che la configurazione perfetta è l'equivalente informatico perfetto della vita vera; e a chi pone, su questo punto, inquiete e dubbiose domande, risponde: «Se ci dicessero che già tutti noi stiamo vivendo in una configurazione prodotta dal Punto Omega, avremmo dei dubbi sul fatto che si tratti di vita vera?».
Nella sua lunga esistenza la Chiesa cattolica ne ha viste e udite tante di queste eresie, per le quali adopera ancora un termine vecchio di oltre duemila anni, gnosticismo. Le "gnosi" sono periodici tentativi della superbia umana di affermare una conoscenza di Dio. Mentre di Dio, come meglio di chiunque ha scritto lo Pseudodionigi Aeropagita, si possono solo affermare «le cose che Lui non è», essendo noi troppo piccoli per poter affermare le cose «che Lui è». Nell'epoca del calcolatore elettronico non c'era forse da immaginarselo che sarebbe venuto fuori, in tutta la sua seducente brillantezza, anche uno gnosticismo informatico?
Vi è poi la speranza di cibernetici, ciberfinanzieri e ciberindustriali, i quali si aspettano molto dalla riscoperta che esistono milioni e miliardi di persone non più credenti, per le quali l'idea della morte come fine assoluta rappresenta un supplizio intollerabile.
Quale genere di prodotti a pagamento potrebbe essere rifilato a tutta questa gente, in video cassetta, Cd-Rom o sulla Rete? Ronza nelle orecchie una solenne affermazione di Tipler: «L'anima è un programma soft che gira intorno a un disco hard chiamato cervello».

Nota

1 La tesi di Tippler è tuttavia contraddetta, implicitamente, dalle più recenti edizioni dei Libri Sacri, in particolare dalla cosiddetta Bibbia Concordata la cui traduzione, curata da teologi cattolici, protestanti, ortodossi ed ebrei, è stata approvata dalle massime autorità di queste religioni. In Esodo (3, 13-15) si legge: E Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Così dirai ai figli d'Israele: l'Io-sono mi ha mandato a voi».