Frank J. Tipler, cosmologo americano, porta alle estreme conseguenze la
teoria della relatività generale globale. E pretende di dimostrare una nuova
possibile concezione dell'Essere supremo, il "punto Omega", che in un giorno del
futuro remoto potrebbe far risorgere ciascuno di noi alla vita
eterna.
«In principio era il computer, e il Computer era presso Dio,
e il Computer era Dio»...
Blasfemo rifacitore del primo versetto del Vangelo
di Giovanni è Frank J. Tipler, cosmologo americano con laurea in Relatività
generale globale, branca della fisica inaugurata negli anni Settanta da
scienziati del calibro di Roger Penrose e Stephen Hawking. Gli studi di Tipler
hanno destato una certa sensazione nelle università e nelle chiese. Ma lasceremo
che il diavolo si presenti da sé, limitandoci a riportare tra virgolette
qualcun'altra delle sue affermazioni verbali e scritte.
Che cos'è la
relatività generale globale, e perché è affascinante? Premesso che si tratta di
una estensione della relatività "solo" generale di Einstein, Tipler la elogia
così: «Permette di trarre conclusioni molto profonde sulla struttura dello
spazio e del tempo grazie all'osservazione dell'universo nella sua totalità
sia di spazio sia di tempo». Il professore sottolinea totalità: che
cosa vuol farci capire? «La parte visibile del cosmo, le immagini galattiche che
ci arrivano alla velocità della luce e che possiamo percepire con gli occhi o
con gli strumenti, la parte, insomma, che normalmente studiamo, rappresenta ciò
che si chiama il passato: 20 miliardi di anni, una piccola parte del tutto. La
relatività generale globale prende in considerazione, invece, proprio il tutto,
ovvero anche il futuro e il futuro remoto del cosmo: un tempo di almeno altri
100 miliardi di anni».
Non può spiegarsi meglio? Certo: «La parte di
spazio-tempo osservabile oggi dal pianeta Terra è relativamente piccola, perché
il pianeta si è formato durante la primissima infanzia del cosmo e l'Uomo esiste
solo da qualche attimo. Nell'occuparmi di relatività globale mi resi conto che
per capire di più avrei dovuto studiare soprattutto il futuro dell'universo,
anche quello remoto, perché solo il futuro comprende quasi per intero lo spazio
creato e il tempo trascorso».
Così, studiando ben bene al computer il futuro anche remoto, l'ateo Tipler si
è imbattuto in una nuova possibile concezione di Dio, l'ha presa al laccio e le
ha imposto, tanto per cominciare, il nome di Punto Omega (nome per la verità già
usato dal paleontologo e gesuita francese Teilhard de Chardin). Ecco come
annuncia l'evento nell'introduzione del suo bestseller La fisica
dell'Immortalità, tradotto in Italia da Mondadori e subito, in prima
edizione, esaurito: «Questo libro descrive la teoria del Punto Omega: la teoria
fisica e sperimentabile di un Dio onnipresente, onnisciente e onnipotente, che
in un giorno del futuro remoto farà risorgere ciascuno di noi alla vita eterna
in una dimora che per ogni fondamentale aspetto è il paradiso della tradizione
ebraico-cristiana (....). Descriverò il meccanismo fisico della risurrezione
universale. Mostrerò con estrema precisione come la fisica consenta la
risurrezione alla vita eterna di tutti coloro che sono vissuti, che vivono o che
vivranno. E mostrerò anche perché, nel futuro remoto, tale facoltà di
risuscitare, ammessa dalla fisica contemporanea, esisterà davvero, e perché sarà
effettivamente usata...».
In precedenza aveva scritto: «Nel mio libro
propongo l'unificazione di scienza e religione. La teologia è una branca della
fisica. I fisici possono dedurre attraverso procedimenti di calcolo, esattamente
nel modo in cui calcolano le proprietà dell'elettrone, l'esistenza di Dio e la
verosimiglianza della risurrezione alla vita eterna. Naturalmente, viene da
chiedersi se dico sul serio...».
Appunto: dice sul serio? Ebbene, i critici e gli scienziati che hanno
maneggiato (con le molle) il tizzone ardente che è questo libro, hanno scosso la
testa: però nessuno ha osato dare a Tipler del fabulante. Forse i membri
dell'inquisizione accademica hanno trovato un osso troppo duro per i loro denti?
Oppure l'enorme lavoro fatto da Tipler merita in ogni caso del rispetto? La
fisica dell'Immortalità sembra a occhio e croce una corazzata difficile da
silurare: anzitutto bisognerebbe disporre d'un bel po' di tempo. Dopo
trecentosessanta pagine di teoria, un lettore competente deve affrontarne altre
centocinquanta di matematica sublime; pagine zeppe di complicatissime equazioni
d'ogni genere e grado. C'è poi quel capitoletto riservato dall'autore ai
"ringraziamenti": rivela che l'opera è stata sovvenzionata da ben sei istituti
di ricerca, poi letta, vigilata e approvata da non meno di quaranta personalità
scientifiche tra cui l'astrofisico John D. Barrow, il cibernetico Hans Moravec e
il teologo d'avanguardia Wolfhart Pannenberg. Non si tratta, insomma, del libro
di un dilettante. E quindi Frank J. Tipler «dice sul serio».
Prima di andar
a vedere perché, secondo questo scienziato e i suoi non pochi estimatori, Dio
sarebbe un computer, è necessaria una premessa. Tipler prospetta una cosmologia
resa possibile da un certo impiego dell'informatica ed è quindi inevitabile che
una rivista come Telèma ne faccia parola. Siamo d'altra parte perfettamente
consapevoli del fatto che a qualsiasi rigoroso seguace di una delle grandi
religioni rivelate le idee di Tipler potranno non piacere. Gli sembreranno,
anzi, abominevoli, non solo per l'irrispettoso poutpourri di fisica e
metafisica, immanenza e trascendenza, spirito e materia che viene servito in
tavola, ma per il tentativo stesso di mettere le braghe al Creatore e per
l'arroganza di quel «Finalmente ti ho capito». Se Tipler fosse musulmano, oggi
sarebbe più esecrato e pericolante di Salman Rushdie. Ma pure agli ebrei egli
dovrebbe restituire il Dio di Israele; ai cristiani, come minimo, il Cristo dei
Vangeli e la sua presenza reale nell'Eucaristia. Né sono idee, le sue, che
possano esaltare un neopagano saldo nei suoi studi classici (un congiurato
dell'esercito latino, direbbe Mann) o intrigare l'illuminista agnostico e l'ateo
marxista: per tutti costoro alla base della cultura occidentale c'è un
umanesimo, ossia un atteggiamento di non sottomissione al divino: una
conflittualità che tollera, al più,trattative alla pari col Cielo. L'uomo
prometeico di Omero o del Rinascimento o di Goethe si è inventata una dignità
esistenziale e una stoffa morale del tutto indipendenti dal volere di qualsiasi
divinità e dalla struttura del cosmo.
Per questo tipo d'uomo hanno un rilievo solo esterno le antiche e a volte
stucchevoli diatribe se la natura sia creata o increata, se il tempo sia ciclico
o direzionale e se esista, alla fine di tutto ciò che è cominciato col Big Bang,
un Punto Omega: per lui il fondamentale umanistico sta nel sentirsi Ulisse,
nell'essere Leonardo, nell'agire come Faust, e persino nel sorridere del
gestaccio di Vanni Fucci, colui che nelle torture dell'inferno dantesco trova
ancora la forza di far al Cielo «le fiche».
Tantomeno le idee di Tipler
potrebbero piacere a un buddista della scuola originaria: per quest'ultimo Dio
non c'è; quando pure vi fosse, sarebbe un nemico; ogni realtà è soltanto
dolorosa illusione, e la vita qualcosa da abbandonare al più presto attraverso
il nirvana, lo spegnimento che interrompe per sempre l'obbrobrioso ciclo delle
rinascite (samsara). Tutto ciò che il buddista desidera è fuggire la condizione
umana, prender commiato, non saper più nulla di questo come di qualsiasi altro
mondo. Insomma chiudere gli occhi e non essere più seccato, né da Dio né dagli
uomini: figuriamoci se potrebbe interessargli il Punto Omega o la risurrezione
della carne. Fine della premessa. Era necessaria a far comprendere che quasi
ovunque le teorie di Tipler teologo non troveranno buona accoglienza.
Ma il
Tipler teologo è quello che interessa di meno, sebbene più avanti si debba
riparlare del suo Dio. Stimolante è invece il Tipler scienziato e filosofo. Egli
comincia da una metafisica del computer. Gran parte della scienza dei
calcolatori, ricorda, è dedicata alla realizzazione di simulazioni di fenomeni
del mondo fisico. Pensiamo all'esempio più banale, a una previsione
metereologica. In una simulazione, il programma codifica un modello matematico
dell'oggetto fisico da studiare, per esempio un tornado. Il modello comprende il
maggior numero possibile di attributi dell'oggetto reale (naturalmente con i
limiti imposti dalla conoscenza di tali attributi e anche dalla capacità di
memoria del calcolatore). L'esecuzione del programma fa evolvere il modello nel
tempo; se il modello iniziale è corretto e se cattura un numero sufficiente di
caratteristiche dell'oggetto reale, la sua evoluzione riprodurrà con buona
precisione lo sviluppo del fenomeno, tanto che sarà possibile prevedere se il
tornado investirà la Florida, quale forza avrà e quali danni arrecherà.
Invece dell'evento metereologico può interessarci la simulazione di un centro
abitato: si vuole sapere quale sarà, presumibilmente, il suo sviluppo sul
territorio e quali gli indicatori futuri del suo grado di benessere. Se il
modello predisposto è corretto e comprende un alto numero di attributi urbani,
potremo fare una previsione attendibile a dieci, cinquanta o cento anni (sempre
che si mantengano alcuni postulati fondamentali, per esempio l'esistenza stessa
della città o il non intervento di un terremoto o di una epidemia di virus
Ebola). Ora, dice Tipler, proviamo a immaginare una simulazione al calcolatore
così perfetta da diventare emulazione, cioè replica dell'oggetto reale: proviamo
cioé a immaginare un calcolatore tanto potente da architettare un modello che
comprenda tutti i dati relativi all'oggetto in questione: per esempio le
caratteristiche di ogni edificio, di ogni abitante e persino di ogni particella
infinitesimale di ogni sostanza presente nella città in un certo momento. Questo
calcolatore sarebbe in grado di ricostruire virtualmente la città e duplicarne
il suo futuro sino alla fine del suo tempo; fino al suo Punto Omega. Finora le
uniche entità che si sono emulate in un calcolatore sono altri calcolatori, ma
in linea di principio è veramente possibile emulare oggetti fisici reali, salvo
urtare contro la limitata capacità di memoria dei calcolatori finora costruiti,
anche dei più potenti.
Conviene dire subito che, secondo Tipler, un
calcolatore abbastanza potente da restituire all'esistenza tutto ciò che è
vissuto a partire dal momento della creazione (Big Bang) coincide esattamente
col Punto Omega ed è Dio. Poi, senza minimamente osare di abbandonarci alla
vertigine fisico-matematica delle dimostrazioni, ma solo per poter procedere in
questo accidentato discorso, conviene enunciare le caratteristiche essenziali
del Dio tipleriano. L'Essere Supremo né aleggia nei cieli sopra le nostre teste,
né ci è immanente , e neppure vive panteisticamente dentro tutte le cose: egli
non sta sopra di noi bensì avanti a noi nel tempo.
In altri termini: per questo pianeta e per l'universo visibile (che come
abbiamo visto coincide col tempo trascorso) egli è semplicemente transitato
alla velocità della luce mentre creava. Quindi, rispetto a noi che
veniamo dietro a piedi e al nostro momento, Dio non "è", bensì "sarà". Leggi:
esisterà effettivamente quando l'avremo raggiunto alla fine dei tempi nel Punto
Omega. Dovremmo dunque accettare l'idea di essere provvisoriamente abbandonati a
noi stessi? Qui cade giusto recuperare una delle tante citazioni colte di
Tipler, quella di alta filologia relativa alle parole che avrebbe detto Dio a
Mosé davanti al rovereto in fiamme. Sacerdoti ed esegeti ebrei e cristiani non
si spiegavano perché Jehovah avesse affermato ciò che nell'originale ebraico
suona «Io sono Colui che sarà». Quindi traducevano erroneamente1, primo fra tutti
il grande Maimonide, «Io sono colui che è».
La forma verbale originale Ehyeh
dovrebbe essere invece tradotta al futuro, dice Tipler appoggiandosi
all'ottocentesco dizionario ebraico-tedesco del Gesenius e a quello
ebraico-inglese di Brown, Driver e Brigg (1906).
Conseguenza sconcertante di
questa dottrina: noi, nel nostro piccolo, e soprattutto nel nostro tempo,
dovremmo considerare Dio come un Essere ancora in formazione e quindi
imperfetto. Dio sarà perfetto, secondo Tipler, solo quando avrà raggiunto il
Punto Omega. E aggiunge: probabilmente l'ha ormai raggiunto ed è già nel suo
stato di piena perfezione; ma noi, che viviamo nel cono di luce da lui lasciato
e siamo così indietro nel tempo, non ne sappiamo ancora nulla. Non ci resta
dunque che continuare faticosamente nella nostra storia: che è storia di
creature alla lor volta in perfezionamento, in crescita di sapienza (sappiamo
già costruire dei computer!) e avviate probabilmente a modificare l'universo in
modo da collaborare, in qualche modo, alla creazione divina. La quale, perciò,
non è avvenuta una volta per sempre ma continua, evolutivamente, sino alla fine
dei tempi.
Che Dio "possa" oppure "non possa non" comportarsi, nel Punto Omega, come un
supercalcolatore che per motivi tutti suoi, escatologici, ha bisogno di
risuscitare attorno a sé o dentro di sé ogni forma di vita creata ancorché
estinta, fa parte del sincretismo filosofico-scientifico-religioso di Tipler e
può essere apprezzato oppure deriso. Telèma però non è una rivista di teologia e
i nostri lettori saranno probabilmente molto più curiosi di saper qualcos'altro
di come e perché in tutto questo entri il computer. Ebbene, è innegabilmente
suggestivo il discorso che il nostro cosmologo, insieme all'astrofisico Barrow e
al cibernetico Moravec, porta avanti da alcuni anni intorno all'essenza profonda
del calcolatore elettronico. Ed è anche la vera ragione per cui ci stiamo
occupando in questa sede della fisica dell'immortalità. Peccato che lo spazio ci
condanni a riportarne solo qualche brandello.
L'idea-base di Tipler è che
quando al computer simuliamo un qualsiasi oggetto o fenomeno noi crediamo di
simularlo; in realtà "configuriamo" la cosa in una dimensione che pur nella sua
virtualità è tendenzialemente autonoma e "vivente". Ci sembra che la cosa
configurata non "viva" abbastanza o non sia abbastanza autonoma da enucleare un
proprio destino? Ciò dipende soltanto dalla debolezza dei computer che oggi sono
a nostra disposizione.
Più i computer diventeranno potenti e perfetti, più
la virtualità del modello si trasformerà in una replica del vero con un supporto
non fisico. «La vita non è una configurazione statica, è piuttosto una
configurazione dinamica che perdura nel tempo. Quindi è un processo. Ma non
tutti i processi hanno vita. La caratteristica fondamentale delle configurazioni
"vive" è che la loro continuità è dovuta a una retroazione con l'ambiente:
l'informazione codificata nella configurazione varia di continuo, ma la
variazione è destinata a rimanere entro un piccolo intervallo a causa della
retroazione. Pertanto la vita è, come ho già affermato, informazione
preservata dalla selezione naturale.»
Da questo concetto della vita derivano alcune conseguenze niente affatto
intuitive. Ne citiamo una, deciderete voi se sia un sofisma. Nel 1986 Tipler e
Barrow fecero rilevare che seguendo il loro ragionamento si arriva a concludere
che le automobili sono vive. Si autoriproducono infatti nelle officine
utilizzando meccanici umani. Potremo obiettare che non si tratta di riproduzione
autonoma, perché hanno bisogno di uno stabilimento industriale organizzato: ci
verrebbe risposto che questo è vero anche nel caso degli esseri umani di sesso
maschile, i quali hanno bisogno, per generare, di un industria biochimica
chiamata utero femminile. Anche per la riproduzione delle automobili è
necessario non soltanto un altro sesso, ma proprio un'altra specie vivente?
Ma questo è vero, risponde Tipler, anche nel caso delle piante da fiore, che
utilizzano le api per l'impollinazione e vari animali per la dispersione dei
semi. I virus, poi, hanno bisogno dell'intero apparato di una cellula per
riprodursi. E inoltre: la forma delle automobili nel loro ambiente viene
conservata dalla selezione naturale e tra le varie "razze" di automobili la
lotta per sopravvivere è accanita. Del resto, sempre nel 1986, anche il celebre
biologo Richard Dawkins dell'università di Oxford era arrivato a conclusioni
analoghe. Nella prima pagina del suo saggio L'orologiaio cieco si legge:
«In questo libro i calcolatori e le automobili saranno rigorosamente trattati
come oggetti biologici. Il lettore potrebbe reagire chiedendosi: sì, ma sono
davvero oggetti biologici? Io rispondo: le parole sono le nostre schiave,
non le nostre padrone». Nella stessa opera Dawkins si riferisce alle macchine
come a «esseri viventi onorari». In un'opera precedente, Il gene egoista,
afferma che le idee presenti nella mente umana e che vengono preservate dalla
selezione naturale «andrebbero considerate come strutture viventi, non soltanto
metaforiche, ma tecnicamente». La vita dunque, incalza Tipler per predisporre il
lettore a una più agevole comprensione della sua tesi, è informazione
conservata dalla selezione naturale. Ma anzitutto informazione.
Potrà, dunque esistere, chissà quando, ma certamente nel Punto Omega e alla
fine dei tempi, un calcolatore onnipotente, dalla divina memoria, capace di
configurazioni perfette a proposito di tutto ciò che è stato in cento miliardi
di anni e quindi di ogni forma di vita, anche spenta o trascorsa «prescindendo
dalla fisica». (Questa "prescissione" dalla fisica è importante per capire come
secondo Tipler avrà luogo la risurrezione dei morti. Ma non è proprio il caso di
soffermarsi su ciò). Afferma, il nostro cosmologo, che la configurazione
perfetta è l'equivalente informatico perfetto della vita vera; e a chi pone, su
questo punto, inquiete e dubbiose domande, risponde: «Se ci dicessero che già
tutti noi stiamo vivendo in una configurazione prodotta dal Punto Omega, avremmo
dei dubbi sul fatto che si tratti di vita vera?».
Nella sua lunga esistenza
la Chiesa cattolica ne ha viste e udite tante di queste eresie, per le quali
adopera ancora un termine vecchio di oltre duemila anni, gnosticismo. Le "gnosi"
sono periodici tentativi della superbia umana di affermare una conoscenza di
Dio. Mentre di Dio, come meglio di chiunque ha scritto lo Pseudodionigi
Aeropagita, si possono solo affermare «le cose che Lui non è», essendo noi
troppo piccoli per poter affermare le cose «che Lui è». Nell'epoca del
calcolatore elettronico non c'era forse da immaginarselo che sarebbe venuto
fuori, in tutta la sua seducente brillantezza, anche uno gnosticismo
informatico?
Vi è poi la speranza di cibernetici, ciberfinanzieri e
ciberindustriali, i quali si aspettano molto dalla riscoperta che esistono
milioni e miliardi di persone non più credenti, per le quali l'idea della morte
come fine assoluta rappresenta un supplizio intollerabile.
Quale genere di
prodotti a pagamento potrebbe essere rifilato a tutta questa gente, in video
cassetta, Cd-Rom o sulla Rete? Ronza nelle orecchie una solenne affermazione di
Tipler: «L'anima è un programma soft che gira intorno a un disco hard chiamato
cervello».
Nota
1 La tesi di Tippler è tuttavia contraddetta, implicitamente, dalle più recenti edizioni dei Libri Sacri, in particolare dalla cosiddetta Bibbia Concordata la cui traduzione, curata da teologi cattolici, protestanti, ortodossi ed ebrei, è stata approvata dalle massime autorità di queste religioni. In Esodo (3, 13-15) si legge: E Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Così dirai ai figli d'Israele: l'Io-sono mi ha mandato a voi».